Come una viaggiatrice che scatta foto ricordo

Buongiorno lettori! Sono AKI,semplice ragazza di provincia con qualche sogno nel cassetto e un po di ansie che mi bloccano. Pubblico oggi per la prima volta un mio flusso di pensieri di un tipico giorno di vita quotidiana.Nella speranza che vi faccia passare cinque minuti di emozioni vi saluto e mi auguro di riuscire a pubblicare presto qualcosa altro e di leggere finalmente qualche racconto della mia compagna di avventura che presto o tardi si presenterà;) Buona lettura!!!!

Diario di una pendolare.
Terzo anno di universita’.

24/11/2014 ritorno a casa H. 16.21
Sottofondo Caparezza cd Museica 2014, ricordi del concerto estivo. Minuti da aspettare in stazione 40. Binario undici, sempre lo stesso. Sempre lo stesso rumore di freni di treni che stridono. Luce soffusa, tipica di una qualsiasi giornata di novembre alle quattro e mezza. Vengo distratta dal fischio del controllore, probabilmente qualcuno non rispetta la regola della linea gialla. Annunci alle casse, vorrei tanto cambiare la voce registrata. Sono seduta su una panchina fredda vicino a una ragazza che legge un e-book, ecco chissà perché non mi porto piu’ i libri da leggere in stazione, forse perchè ascoltare musica e farmi mille viaggi mentali mentre i treni portano in giro per le regioni i suoi passeggeri mi stimola molto di più. Mentre scrivo sta passando due binari davanti a me un treno merci, mi hanno sempre impressionato, un po’ per il colore arrugginito che mi ricorda molto il mostro centro congressi di Acqui, un po’ perché il rumore è fastidioso anche se hai la musica a palla. E poi questi infiniti treni merci dove vanno? Che merci portano? Alcuni me li immagino con degli animali dentro che vanno al macello. No, probabilmente me li confondo con la scena di un film. Un’altra domanda che da pendolare ho imparato a farmi è perchè la gente in stazione sembra sempre che stia per compiere qualche delitto… Chissà se anche io in questo momento ho la faccia di una delinquente, oppure di una che non ha tutte le rotelle a posto. Ore 16.34, non vedo l’ora di salire su quel treno. Dopo due anni da pendolare non ho ancora imparato ad amare Genova. Quando ci arrivo voglio solo tornare a casa, eppure ci sarà un motivo se sono finita a studiare qui, oppure è solo una coincidenza o una città di passaggio? Un signore sta salutando una donna che è appena salita sul treno, mi rendono sempre felice queste scene, vedere la gente che si vuole bene, o meglio, vedere gente che a me sembra si voglia bene. Il sottofondo musicale è cambiato, ora ascolto i Baustelle. Un signore con la giacca rossa supera la linea gialla per guardare i binari, delle donne davanti a me si inciampano con la valigia. Io continuo ad aspettare il treno.

AKI.